Del Deep Web, di Tor e dello Stato di Natura

Cambridge Analytica ci ha insegnato una regola fondamentale: nel momento in cui apriamo un browser, novelli Pollicino, ci lasciamo dietro una serie di tracce digitali (footprint) che permettono facilmente di risalire alla nostra identità, la quale diventa merce di scambio di aziende multinazionali che riescono a fatturare proprio grazie ai nostri dati e per le quali siamo semplici oggetti di baratto e di scambio.

Com’è spesso successo nella storia, nell’esatto momento in cui si è capito che Internet può (e in un certo senso deve) essere controllato e legislato, è nato un movimento volto alla completa libertà dello stesso, cristallizzato in quella che si chiama “Freenet”, una rete decentralizzata creata per sfuggire al controllo e alla censura.

Freenet: l’ultimo baluardo contro la censura

Freenet, senza perderci in noiosi tecnicismi, permette lo scambio di informazioni attraverso reti crittografate dove ogni client (utente) connesso è agnostico rispetto agli altri presenti sulla rete.

Questo significa che su questa rete non siamo in grado di sapere chi altro sia collegato, nè cosa stia facendo. In questo modo diventa difficile, se non praticamente impossibile , tracciare la provenienza di un particolare dato.

La Freenet nasce come tentativo di resistenza alla censura, una carboneria 2.0 che, più semplicemente, non permette direttamente l’accesso a Internet o da Internet, ma è una “self-contained-network”, una rete ristretta e contenuta in sé stessa dove ogni dato che viene caricato non viene associato ad un singolo nodo (utente), ma distribuito in tanti nodi separati, rendendo di fatto praticamente impossibile l’individuazione del nodo originario.

anteprima freenet

Se in casa creassimo, con un router, una rete non connessa ad internet con un numero ristretto di persone collegata ad essa, potrebbe essere considerata una freenet.

Potremmo fermarci qui, e parlare di una don chisciottiana ma ammirevole lotta contro il sistema, contro la censura e contro lo smercio di nostri dati (vi rimando, a tal proposito, allo squisito articolo su The Social Dilemma, che trovate qui).

Ma un uomo senza limiti, insegna Hobbes, è un uomo che pensa di avere un diritto illimitato; la conseguenza naturale del desiderio “puro” di non avere controlli è stata anche la sua degenerazione: parliamo del DeepWeb.

Il Deep Web

Quanto è grande internet?

Tanto, tantissimo. Secondo una ricerca di Bright Planet condotta negli anni 2000, il web è fatto di 550 miliardi di documenti, Google ne indicizza solo 2 miliardi.

Per capirci, attraverso la nostra navigazione quotidiana riusciamo a vedere solo l’1% di quello che c’è sul web. Il resto è Deep Web.

Deep web, dark web, surface web

Volete sapere qual è il simbolo di questa parte pericolosa e quindi allettante di internet?
Una cipolla.
“Una cipolla?!?”.
Sì, una cipolla.

The Onion (Cipolla) Browser è un software libero che permette di accedere al Deep Web, matenendo un certo strato di sicurezza grazie all’onion routing, tecnologia di comunicazione che incapsula i dati in strati e strati di crittografia, proteggendoli da intrusioni e tracciamenti esterni.

Chiariamoci, il funzionamento di Tor è meno poetico e complesso di quello che sembra.

Nel momento in cui postiamo qualcosa online, stiamo sostanzialmente spedendo dei dati da un punto A ad un punto B. Tor, banalmente, devia da quel percorso facendo girare i dati per una serie di nodi, aggiungendo uno strato di “protezione” ad ogni step: quando si arriverà al punto B i dati saranno chiari per il ricevitore, ma avranno subito così tante modifiche passando per i punti X, Y e Z da non lasciarsi dietro alcuna footprint digitale (traccia).

Siamo consapevoli che questa roba qui è ben poco interessante rispetto alle vostre aspettative.

Sappiamo a cosa state pensando: agli hacker, ai cacciatori di uomini, alle red room e ad altra roba emersa, fra gli altri, nell’ultimo servizio delle Iene dedicato all’argomento.

Il Deep Web vi è stato fatto conoscere come un far-west pericoloso ma dannatamente interessante: in realtà di interessante c’è ben poco.

L’80% degli affari che si fanno sul Deep Web, tra smerci di bambini fasulli, presunti sicari da assoldare, ecc…, si risolve con voi che mandate dei Bitcoin (la criptovaluta prediletta da questi market) verso qualche portafoglio lontano e rimanete senza soldi, senza sicario e perché no, anche senza dignità.

C’è da dire che sul Deep Web si trovano anche forum sulla pedofilia (anche italiani), smerci di armi e droga, dei veri e propri Market simil-Amazon con tanto di recensioni atti ad emulare la grandezza da kingpin digitale che raggiunse Silk Road.

Volete sapere cos’è Silk Road?
Lo scopriremo nel prossimo articolo.
Seguiteci sui social i sul nostro canale Telegram per non perderveli

Fonti

Impostazioni privacy