6 motivi per cui non siamo più in grado di cambiare opinione

Vi è mai capitato di parlare con una persona che avete sempre ritenuto informata, intelligente, critica e sentire argomentazioni che vi abbiano fatto cadere le braccia?

Vi siete mai chiesti da dove abbia preso queste informazioni e perchè continui a crederci anche se a voi sembrano assurde?

Ma soprattutto, siete proprio sicuri di non essere voi quelli che stanno credendo a qualcosa di assurdo?

Ricordiamo che la mente segue la regola del Rasoio di Occam, ossia tende a risparmiare le energie. Lo stesso approccio lo usa per quanto riguarda i problemi, i cambiamenti e la comprensione della realtà: più semplice è, meglio è.

Per questo, tutte le persone hanno una tendenza naturale al non cambiare opinione o a metterci il giusto tempo per accettarne di nuove.

Vediamo insieme quali sono i motivi per cui, oggi più di ieri, non siamo più in grado di cambiare opinione.

1. La teoria della resistenza al cambiamento

Quando affrontiamo una discussione e ci troviamo in disaccordo con qualcuno, stiamo affrontando non solo l’altra persona, ma anche la nostra capacità di resistere ad un cambiamento. In questo caso resistiamo proprio all’accettazione di una nuova verità che può cambiare parzialmente la nostra visione del mondo.

Questo accade quando vengono attaccati dei nostri punti fermi, quando il nostro cervello deve affrontare la possibilità che non tutto sia semplice come sembra.

Per comprendere questo concetto dobbiamo disturbare la Teoria del Rasoio di Occam, detto anche il principio di economia. Il cervello utilizza questo metodo per cui, per svolgere un determinato compito, se ci sono più strade, sceglierà sempre la più semplice.

Spesso la strada scelta potrebbe risultare più approssimativa delle altre, ma portando al raggiungimento di un risultato più o meno simile a quello desiderato, sarebbe comunque quella preferita.

Ragazza che non vuole sentire un'altra opinione

Ci sono vari motivi per cui in determinati periodi della nostra vita siamo più o meno resistenti e dipendono dalla quantità di cambiamenti che abbiamo sopportato di recente, dalla paura di una nuova incognita nella nostra vita, dall’incontro con un diverso punto di vista e dalla consapevolezza di non saperne abbastanza di nulla.

Ammettiamolo serenamente: nessuno di noi sa abbastanza di qualcosa da non necessitare un cambio di opinione; sarebbe bene essere sempre aperti ad integrare la propria con quella di qualcun altro.

Spesso la verità, difatti, si trova nel mezzo.

È importante ricordare di rimuginare sulle argomentazioni emerse da una discussione e capire se abbiano validità o meno, darsi il tempo di verificarle ed eventualmente cambiare la propria opinione. Ad ognuno il suo tempo.

Se trovassimo una persona resistente davanti a noi, il modo peggiore di farla ragionare sarebbe aggredirla, andremmo soltanto a stimolare una nuova resistenza, ossia quella all’imposizione di una realtà che ancora non le appartiene.

2. La sfiducia nell’informazione ufficiale e nella stampa

Un altro fattore che rende più difficile il cambiare opinione nella nostra società è la diffusa sfiducia negli organi ufficiali di comunicazione.

Culturalmente in Italia, nel momento in cui sentiamo un politico, un ente ufficiale, un esperto darci un’informazione, la prima domanda che compare nella nostra mente è: “Sarà vero?”

Questo atteggiamento è nato per colpa degli stessi giornali che, a causa di posizioni politiche o della necessità di aumentare i lettori, hanno iniziato a scrivere notizie in maniera approssimativa, scorretta e talvolta faziosa.

La risposta del pubblico è stata il dubitare di quei professionisti il cui lavoro sarebbe aiutarci ad interpretare la realtà.

Dubitare è lecito, ma dubitare di qualunque cosa al limite del complottistico può essere pericoloso non tanto per il singolo individuo, quanto per la collettività.

Si può rischiare di diffondere dubbi dalle sembianze di informazioni verificate e di creare gruppi come quello dei “Gilet Arancioni”, un ramo di popolo che esalta delle teorie poco chiare anche a loro stessi, ma che lo fa con estrema forza e violenza contro un nemico terribile che ad oggi manca ancora di un serio movente e di un nome proprio.

Questo atteggiamento rende difficile qualsiasi cambio di opinione. Se anche un argomento venisse spiegato da un esperto in materia, risulterebbe di dubbia veridicità, l’unica voce realmente di rilievo sull’argomento apparrebbe una mera opinione tra le altre.

Per avere un’idea più vicina alla verità, a meno che non si abbia voglia di ridimostrare tutto dagli albori dell’umanità, dalla scoperta del fuoco ai vaccini, bisogna ammettere che un detentore di certezze c’è ed è chi di quella materia ne ha lunga esperienza, l’esperienza di tutti quelli che hanno studiato quell’ambito prima di lui.

3. Il complottismo

E pensare che il complottismo come lo conosciamo oggi è frutto di uno scherzo.

Durante gli anni 60′, negli Stati Uniti, ci fu un movimento culturale detto Mindfuck. Era il tempo degli hippie e dei giovani che volevano cambiare l’ordine del mondo costituito come lo conosciamo oggi.

Questi giovani gettarono le basi del discordianesimo, una “religione” che portava avanti una teoria secondo la quale alla base di tutto ci fosse il caos.

L’obiettivo di Greg Hill e Kerry Thornley non era davvero di cambiare il mondo, ma semplicemente di dare una descrizione scherzosa e assurda della realtà che li circondava.

Così come la religione classica regalava da centinaia di anni certezze ai popoli, il discordianesimo iniziò a rompere le certezze di migliaia di persone, entrando anche nel mondo accademico con teorie matematiche come quella del caos o quella dell’effetto farfalla.

Da lì qualcosa si è rotto, lo scherzo è diventato un movimento culturale che porta tutt’oggi a dubitare di ciò che è ovvio, a pensare che esista un potere più grande, il quale vuole farci credere che il mondo non sia come tutti l’abbiamo studiato.

Perchè il complottismo non permette alle persone di cambiare opinione?

Così come non siamo mai sicuri delle informazioni provenienti dalle fonti ufficiali, quando ci facciamo largo tra i complottisti abbiamo un totale rifiuto delle istituzioni.

Manifestazione negazionisti dell'informazione a Roma

Qualunque informazione ufficiale è da leggere esattamente nel verso contrario e chiunque provi a farli ragionare è implicato nel complotto anch’egli.

Queste basi non permettono nessuno spiraglio di ragionamento: se sei con loro hai visto la luce, se non sei con loro hai sicuramente della polvere nascosta sotto al tappeto, una polvere che servirà ad avvelenare tutti e dare il controllo del pianeta ai nostri fratelli rettiliani.

4. Il principio di omologazione e del gruppo

Quando siamo in un gruppo con una stessa visione, una stessa direzione, ci sentiamo forti, ci sentiamo protetti. Anche quando non rappresenta a pieno la nostra opinione, la forza di più persone ci affascina, ci migliora, ci convince.

Questo è uno dei principali motivi per cui è più difficile far cambiare idea ad un gruppo folto di persone piuttosto che a singoli individui: andare in piazza a gridare contro i no-vax non aiuterà certo la causa del mondo scientifico.

Gruppo di Cosplayer vestito da Star Wars

All’interno di un gruppo si crea un ecosistema in cui non solo ognuno da forza all’opinione dell’altro, ma i leader dei gruppi, con i loro atteggiamenti violenti e chiusi, tendono a rendere impossibile qualunque dialogo.

Come fare allora a far ragionare chi si fa trascinare e a salvare almeno chi non è convinto a pieno di quello che sta ascoltando?

Il primo passo è guadagnarsi la sua stima, il secondo è avere molta pazienza e non pensare di fargli cambiare opinione in un giorno o due, il terzo è spiegare tutto nella maniera più chiara possibile, ascoltare i dubbi e non essere approssimativi o ostili.

Educazione e tranquillità sono le migliori caratteristiche da mostrare per far valere le proprie opinioni, o almeno per avere uno spiraglio su cui lavorare.

5. Le Echo Chamber sui Social Network

Negli ultimi 20 anni uno dei fattori che più di tutti rende difficili le discussioni costruttive è l’esistenza dei social network.

Come già raccontato in precedenza in un altro articolo, quando siamo sui social siamo vittime di quelle che sono le Echo Chamber.

I social tenderanno sempre a mostrarci quello che ci piace, mai qualcosa che va contro i nostri gusti o opinioni.

Questo ci porta tutti a pensare che la maggior parte della popolazione la pensi come noi, il che è tragicamente sbagliato.

È solo la porzione di popolazione che ci somiglia a pensarla come noi e Facebook lo sa e ce lo fa vedere, non per cattiveria o per un complotto, ma perchè è un social network; è creato per creare in noi piacere, per farci rimanere attaccati al dispositivo, e quale miglior modo se non quello di farci credere di essere dalla parte della ragione?

Allo stesso modo in cui vi farebbe vedere ricette di GialloZafferano se amaste parlare di cucina, vi farebbe vedere articoli di pseudo scienziati che pensano che il Covid non esista se anche voi lo credeste.

Queste continue conferme del nostro pensiero da parte di organi di informazione faziosi e imprecisi rende molto difficile chiederci di cambiare idea: “se tutti la pensano come me, perchè dovrei essere io a sbagliare?”

6. Le critiche ad ogni costo piuttosto dell’educazione

L’ultimo punto che vogliamo trattare è l’atteggiamento di coloro che spesso detengono una verità pseudo-oggettiva.

Volpi che si scambiano un'opinione

Vediamo sempre più spesso personaggi che, avendo prove e tutto il diritto di parlare di determinati argomenti, tendono ad aggredire la parte avversa come se fosse incredibile credere in qualcosa di diverso da loro.

Quelli che si trovano palesemente dal lato dell’ignoranza, oltre a dover affrontare la loro tendenza naturale al conservare un’opinione, si troveranno a dover anche sopportare il senso di inferiorità.

Tanto sarà il fastidio sviluppato da queste sensazioni da creare una resistenza a priori a quell’argomento e al personaggio che si trovano di fronte.

L’atteggiamento di chi, essendo specializzato in un ambito pensa che le sue conoscenze siano ovvie per tutti e quindi ritenga assurdo che qualcuno non le condivida, oggi come oggi, non aiuta affatto.

Purtroppo è naturale che ognuno abbia conoscenze diverse e abbia quindi mancanze in ciò che non ha ancora incontrato o approfondito.

Gentilezza e costanza ci aiuteranno a migliorare questo mondo.

L’importanza di una sana discussione pubblica

Se vogliamo davvero migliorare questa società dobbiamo essere in grado di tornare a discutere, con educazione e calma, portando delle argomentazioni dalla nostra parte, esponendo i nostri dubbi e accettando anche il voler mantenere la propria posizione degli altri, perchè non è detto che non cambierà in futuro.

E non provate a pensare che non sia importante cercare di cambiare le opinioni di chi vi sta di fronte, perchè ricordate che nella vostra testa non potrà entrare nessuno, ma nel mondo in cui vivete ogni giorno ci sono tutti e i prossimi ospiti di quel mondo saranno i vostri figli.

Ragazze che si scambiano opinioni in maniera pacata

È fondamentale mettere in discussione quello che sappiamo, è l’unico strumento che abbiamo per accettare che intorno a noi la realtà sia complessa.

Non basta l’opinione di una singola persona a spiegarlo, tutti nelle loro opinioni avranno almeno un po’ torto. L’importante è ricordarselo e andare avanti.

E se quel vostro amico vorrà spiegarvi perchè i vaccini non sono pericolosi, provate ad ascoltarlo e a pensarci; ma non mandatelo via nemmeno quando vi parlerà di come il 5G sia stato progettato per farci controllare tutti da Bill Gates.

Alla fine potreste scoprire che nessuno di voi è un complottista, ma siete solo dei fantasiosi opinionisti e che il vostro pensiero cambierà ancora centinaia di volte.

Fonti:
Wired
Un ottimista razionale (Come evolve la prosperità) – Matt Ridley

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