Chi salverà il “Made in Italy”?

La ormai classica asserzione secondo la quale se non lo fai tu lo fa Google, trova nuova forza nel sito Google Cultural Institute.
Su questo sito in enorme crescita possiamo osservare progetti sull’arte mondiale, sulla storia, sull’olocausto e sulle meraviglie del mondo.
Ma noi di Tasc siamo stai colpiti da una voce in particolare:
Made in Italy”.

Se l’Italia non riesce a valorizzare le sue specialità, produzioni ed unicità, ci pensa Mountain View!

La qualità del marchio Made in Italy ha avuto tanta risonanza, tanta fama, ma soprattutto tanta veridicità che ha provveduto direttamente il più grande motore di ricerca al mondo ad investirci sopra con questo progetto.

Ma di cosa si tratta?

La pagina che ci siamo trovati di fronte è fondamentalmente una raccolta di materiali che possiamo esplorare tramite filtri differenti (luogo, data, collezione, immagini o video). Attraverso uno studiato apporto fotografico, piccole didascalie, un grande richiamo alle emozioni e semplici presentazioni lineari, otteniamo effettivamente tutte le informazioni necessarie per saperne di più sul prodotto o la lavorazione scelta, ma soprattutto per spingerci a volerne conoscere più a fondo i segreti e le tradizioni.

Ma ovviamente Google non si poteva fermare ad una valorizzazione da vetrina. Attraverso un form, artigiani e produttori di specialità italiane possono ricevere un aiuto a promuovere online la propria attività con lo scopo di migliorare i loro introiti e non veder sparire realtà territoriali dimenticate, ma anzi spostarsi su una piazza globale. Sul sito è possibile anche trovare degli esempi di piccole attività che hanno migliorato sensibilmente la loro situazione grazie all’integrazione web. Tutto questo però è stato fatto mantenendo l’originalità e la purezza delle produzioni artigianali e dei loro metodi. Niente contaminazione, solo promozione.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=edZXL43p0MQ[/youtube]

La domanda sorge spontanea…

Come mai una realtà come Google ha scelto di promuovere il made in Italy?

La risposta a questa domanda è tutta un complimento alla nostra cultura. I prodotti della cultura italiana, sia come artigianato che come cibi, non emergono per quantità rispetto ai prodotti di qualunque altro Stato. La stessa varietà culturale la potremmo trovare in ogni paese del mondo. Ciò che distingue l’Italia dal resto del mondo è la sua unicità di stile che ne rappresenta la sua qualità, o per comprenderla meglio, il suo valore intrinseco. Siamo effettivamente l’unica cultura che è vista universalmente come un enorme valore. Basta pensare che i migliori cuochi al mondo, pur spesso non essendo italiani, hanno studiato in Italia. I migliori artigianati e i tipi di lavorazioni sono tutti derivati da culture nate e sviluppatesi qui nel nostro paese nel corso dei secoli.

Da quando si sente parlare di Made in Italy?

Il design Italiano per eccellenza spunta fuori dalla fama che hanno acquistato i prodotti e le culture nostrane negli anni 50. In quel periodo in tutta europa si correva alla serializzazione dei prodotti. Si vedeva nascere l’AEG in Germania, per esempio, che la fece da padrona nel campo della serializzazione e degli elettrodomestici funzionali. Si vedevano la teorie uscite dalla scuola del Bauhaus irrompere fortemente in tutte le produzioni europee.
Intanto in Italia, mentre tutti correvano all’industrializzazione, i designer cercavano di comprendere il valore dell’artigianato, delle piccole serie o serie limitate, e dei prodotti di qualità a qualunque costo. L’uscita dalla crisi della guerra aveva aperto all’Italia una nuova porta attraverso la quale l’innata creatività della nostra popolazione si espresse in personaggi come Albini, Ferrieri, Sottsass, D’Ascanio e Magistretti nel lancio di una nuova cultura dell’abitare, del vivere, dell’esistere. Tutte queste realtà influenzarono enormemente l’artigianato locale che ne ebbe beneficio, imparando ad utilizzare le nuove tecnologie uscenti non per serializzare e spersonalizzare i propri prodotti, ma per accrescerne la qualità senza perdere l’hic et nunc del progetto (di cui parla Walter Benjiamin nel suo libro ”L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”), ossia il qui ed ora, il valore del progetto calato nel suo contesto temporale, geografico e calato nella persona che lo realizza che dentro quel progetto ci lascia un po’ di sè.

Chi dobbiamo ringraziare per il Made in Italy?

Non i grandi nomi, ve l’assicuriamo. Sono state proprio le persone, la loro creatività e fantasia a portare a questo livello la qualità dei prodotti del nostro paese. E parliamo di persone comuni che hanno affrontato problemi comuni in maniera creativa, passando le loro scoperte ad altri che le hanno fatte evolvere. Quindi un grazie per il Made in Italy va agli italiani!

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